L’etica

L’etica è quella branca della filosofia che si occupa di studiare i fondamenti razionali del comportamento umano e che permette di stabilire se essi siano “giusti”, “leciti”, “buoni” o se invece essi siano “ingiusti” o “cattivi” all’interno di una “morale”. Non mi sono mai soffermato a dare un fondamento “etico” o “filosofico” al mio comportamento o al mio modello di valori.

Dal punto di vista dei rapporti umani il mio comportamento e il mio modo di pormi e comunicare con altri individui affonda le radici nel principio del “rispetto” inteso come principio secondo il quale io riconosco alla pari un altro individuo, nonostante per quanto possa suonar banale questa affermazione, riconoscere la “parità” tra individui sembra utopico. Chiaramente, questo famoso “rispetto”, finisce nel momento in cui viene a mancare dall’altra parte. Sempre all’interno dei rapporti umani un fattore che influisce molto sui miei comportamenti e la mia “bilancia della giustizia”: ho un’idea di “giustizia” molto basica e, a mio parere, “precisa”, secondo cui se un individuo compie un illecito, un torto ad un altro individuo o semplicemente qualcosa che riconosco come “male”(per “male” intendo qualcosa che procura “male” fisico o psicologico a se stessi o ad altri individui e/o comunità), quell’individuo merita di ricevere una punizione che sia pari al male commesso.

Ancora, sul mio modello comportamentale non posso dire che influiscano le categorie precostituite di “bene” e di “male” dal momento che avendo una personalissima “bilancia della giustizia” in situazioni diverse posso giudicare eventi simili in modo diverso da come farebbe una persona che segue quella che è più o meno la “morale occidentale”.

Infine, credo che vi siano alcuni aspetti del mio modello comportamentale che non riuscirei adesso ad approfondire avendo solo 18 anni e credo che vi siano invece alcuni aspetti, ad esempio il fattore del “rispetto”, che coincidono con svariati modelli comportamentali già enunciati da diversi pensatori in passato, oppure la distinzione delle categorie di “bene” o di “male” non in senso universale ma in senso pratico e concreto: per esempio, se offendo qualcuno con un insulto verbale procuro a questo “qualcuno” un “male” morale o psicologico(sempre che a questo soggetto importi ciò che sto dicendo), se invece, io conferisco ad un senzatetto un posto letto per l’inverno sto procurando del “bene fisico” a questa persona. Il mio modello comportamentale è troppo poco evoluto e ancora ambiguo perchè se ognuno avesse il proprio metro, la propria bilancia di giustizia, allora ognuno potrebbe fare qualsiasi cosa nascondendosi dietro al solito “secondo me era giusto”. Ovviamente il senso non è quello, e c’è tutto un modello e tutto un sistema di valori dietro a questa famosissima bilancia che mi permette di comportarmi in un certo modo all’interno della società umana perchè per quanto vi siano un’infinità di autori e pensatori che possano parlare del nonsenso della vita, del male rappresentato da questa società bisogna sempre ricordarsi che l’uomo è un animale sociale e da millenni ha sviluppato un insieme di competenze e abilità che sono state sviluppate proprio per vivere in comunità, per “comunicare”, e il compito dell’etica può essere proprio quello di studiare dei modelli comportamentali e dei sistemi di valori che siano adatti e congeniali alla vita in comunità.

Jack Ma, la mentalità vincente

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Al giorno d’oggi sembra che in tanti abbiano perso il senso della realtà, scambiando le “parole” per i “fatti”. Tutti abbiamo dei sogni, tutti abbiamo delle aspettative ed è giusto che sia così: i giovani devono essere, almeno in parte, ambiziosi. I “sogni”, le “aspettative”, le “ambizioni”, vanno però alimentate. Se bastassero soltanto le parole, del resto saremmo tutti Warren Buffet.

Per “alimentare” i sogni, le speranze, le aspettative, l’ambizione, servono i fatti.

Jack Ma, nato il 10 settembre 1964 a Hangzhou(140 km da Shanghai, Cina), secondo uomo più ricco della Cina, nel 2010 selezionato dalla rivista Forbes come uno degli “Eroi della filantropia nell’Asia” per i suoi contributi e il suo lavoro per l’alleviamento della povertà in Cina. Colosso dell’e-commerce e chairman dell’Alibaba Group.

Nato nel clima cinese della “Grande rivoluzione culturale” con il fine, dopo il 1966, di ripristinare appunto in Cina l’applicazione del pensiero e dello spirito marxista-leninista, Jack Ma all’età di 12 anni cominciò ad interessarsi all’inglese che imparò da autodidatta. Per otto anni si offrì ogni mattina come guida turistica gratuitamente pedalando per 40 minuti fino ad un hotel presso Hangzhou in modo da perfezionare il suo inglese parlando con i turisti.

Si laureò in inglese nel 1988 divenendo durante i suoi studi presidente dell’unione studentesca della sua università, e successivamente presidente della federazione studentesca di Hangzhou.

Dopo aver lavorato come interprete e impiegato statale per diversi anni riuscì a raccogliere la somma di 60000 dollari statunitensi assieme a 18 amici per aprire Alibaba.com. Tra il 1999 e il 2000 il gruppo raccolse circa 25 milioni di dollari dalla Softbank, dalla Goldman Sachs ed altri istituti di credito per raggiungere la redditività nel dicembre 2001. Da allora grazie al duro lavoro, all’impegno e alla determinazione, il suo gruppo si è fatto strada nell’ambito dell’ e-commerce e ad oggi può permettersi di competere con gruppi come E-bay e Amazon.

Spesso la gente dimentica che per costruire il futuro servono soltanto i fatti, e non le parole, servono i sacrifici, sia pure pedalare ogni giorno per 8 anni 40 minuti all’andata e 40 al ritorno in città con lo scopo di perfezionare l’inglese, per esempio.

La Colombia è il paese più felice del mondo

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Secondo la WIN/Gallup International Association ha pubblicato la sua indagine annuale sulla nazione più “felice”del mondo, il premio è stato assegnato alla Colombia. Secondo la ricerca, l’87% degli intervistati colombiani ha espresso di essere “felice” riguardo alla sua vita mentre solo il 2% ha dichiarato di essere “infelice” vivendo in Colombia. La Colombia ha ottenuto un “punteggio felicità” dell’85%, pari al doppio del punteggio degli USA e quasi il doppio rispetto alla media mondiale.

Non è la prima volta che la Colombia finisce ai primi posti della classifica anche se la Colombia è una nazione che fino agli anni 90′ è stata praticamente in guerra contro il fenomeno del narcotraffico, anche dopo la morte nel 1993 di Pablo Escobar, è un paese che negli 70′ ha conosciuto la dittatura di Gustavo Pinilla.

Ovviamente le condizioni economiche e politiche della nazione non sono le migliori quindi è ovvio che questa felicità non è da ricercare nell’economia o nella stabilità politica della nazione. I segreti della Colombia sono altri.

Il secondo Carnevale più grande al mondo, i continui festival, il clima, che sembra un’arma segreta di questa “felicità”, la passione e l’amore che si respira in quasi tutte le città, la cultura, la gastronomia, le tradizioni e la musica secondo me sono complici del risultato incredibile che ha ottenuto la Colombia.

Mentre la Colombia è il “paese più felice del mondo”, al settimo posto della classifica degli stati per tasso di suicidio si trova a sorpresa il Giappone, il cui PPA è quasi 4 volte più grande rispetto alla Colombia, quasi 40000$ contro gli appena 10000$ della Colombia.

Perchè è necessario dimostrare chi siamo?

Appena tornato in Italia, precisamente alla mia solita vita, a Milano, mi sono accorto, parlando con delle persone che ho incontrato dopo 20 giorni dall’altra parte del mondo, e tornando sui social, in particolare su Facebook, del fatto che spesso(secondo me stranamente) le persone sentono il bisogno di “far vedere chi si è in realtà”. Non entravo su Facebook da 20 giorni e rientrandoci ho visto in poco meno di 10 minuti diversi post su quanto tutti siano delle persone false, tranne puntualmente chi scrive, che riferisce di essere “vero”, di essere una persona “forte”, di non avere bisogno delle “frecciatine” sui social, proprio mentre scrive questo genere di post su Facebook contro l’ex di turno o contro l’amico traditore di turno.

Ho sentito diverse persone parlando di se stessi, tutti “fortissimi”, tutti “io ti dico le cose in faccia”, tutti “gli amici prima di tutto”, tutti “ah io certe cose non le faccio”, tutti “io ce la farò”, però la cosa paradossale è che quando queste persone si affrontano a determinati problemi, cadono tutti.

Ma non erano forti?

Secondo me, chi è veramente forte, chi è veramente “vero”, chi veramente è “maturo”, e ha un certo tipo di “carattere”(altra parola che in molti ostentano, senza averne veramente uno in tanti casi), emerge proprio nelle situazioni di massima difficoltà e scivola, ma non cade definitivamente, e si rialza, poi torna a vivere la sua vita normalmente senza il bisogno ossessivo di mettere in mostra il proprio “”””carattere””””.

 

 

 

I 17 businessmen da seguire su Snapchat

Secondo Kevin Kruse, contributor per la famosa rivista Forbes, i 17 businessmen da seguire su Snapchat, applicazione che al momento vale 18 miliardi di dollari per il suo potenziale pubblicitario e commerciale, sarebbero Chris Kubbernus(CEO Kubb&Co.), Filip Novak(Novakomms), Mark Suster, Justin Kan(Twitch), Brian Park, Erica Blair, Shawn Thomas(Ask A Millionaire), Tai Lopez, Grant Cardone, Gary Vaynerchuk, Chris Ducker, Benji Bruce, Lenore Estrada, Noah Kagan, Hillel Fuld(ZCast), Jay Baer, Virginia Salas.

Perchè non seguire su Snapchat degli uomini e delle donne che hanno inseguito i loro sogni e sono diventate persone di successo se si stanno cercando risposte a quale strada prendere nella vita lavorativa, vedere chi frequentano, cosa fanno in ufficio, cosa vendono o producono concretamente, è quasi come leggere una sorta di biografia di questi/e uomini e donne.

Tutto quello che avrebbero dovuto insegnarti a scuola sui soldi – Vice Italy, Leon Benz, 5 gennaio 2017

Se stai per spendere tutti i soldi che hai ricevuto a Natale, forse è il momento di fermarti un attimo e leggere i consigli degli esperti che abbiamo interpellato.

Che riguardasse la Battaglia di Sedan, la linguistica computazionale o il latino, l’istruzione che ho ricevuto mi ha permesso di affrontare più o meno dignitosamente tutti i discorsi in cui mi sono ritrovato dopo la mezzanotte e con una certa quantità di alcol in corpo. Quello che piuttosto non ho mai imparatoa scuola e all’università, è come gestire concretamente il denaro.

Non a caso, proprio qualche mese fa su queste pagine avevo parlato del mio difficile rapporto con i soldi e di come, categoricamente, riesco a prosciugare il mio stipendio prima della fine del mese. Per “fortuna”, stando a un’indagine del 2015 sull’educazione finanziaria nel mondo, non sono solo, dato che l’Italia si piazza al 63esimo posto della classifica.

Anche se imparare a gestire i propri soldi non è tra le cose più divertenti, smettere di sentirmi una persona meschina ogni volta che mi trovo davanti al bancomat è ormai una priorità, nella mia esistenza. Ho quindi deciso di colmare le falle della mia istruzione e contattare Massimo Lugo, un consulente finanziario che opera a Milano, e Marco*, che da anni lavora come subagente in una delle più grandi agenzie assicurative italiane, per chiedere loro qualche consiglio su come gestire e investire soldi quando si è giovani in Italia.

PRIMA DI FIRMARE, LEGGI

La prima cosa da dire, per quanto banale, è che nulla di quello che è scritto qui dentro succederà senza un po’ di impegno. Perciò, se sai già che non hai voglia di sbatterti o hai deputato tua madre a fare da intermediario unico tra te, la banca, l’affitto, le tasse universitarie, la tua compagnia telefonica e il versamento delle buste di Natale sul tuo conto, ripassa tra un po’.

Per tutti gli altri, la seconda cosa da dire è: se e quando avrai davanti un contratto (di lavoro, telefonico, qualunque contratto), prenditi del tempo, leggi tutto—anche se la lingua in cui sono scritti sembra tradotta con Google Translate—e chiedi delucidazioni perlomeno a chi te lo sta proponendo. Che non costa niente.

COSA FARE CON IL TUO STIPENDIO 

Mio nonno era convinto che le banche lo “fottessero”, perciò faceva di tutto per evitarle: aveva preso l’abitudine di nascondere soldi in casa o di investirli in cose inutili come una collezione di mandolini. Ecco, mio nonno è stato derubato di tutti i soldi che aveva poco prima di morire; e anche se mia nonna, a quel punto, aveva una collezione di mandolini, per un po’ non se l’è passata benissimo.

Questo per dire che far confluire i soldi che si guadagnano in un conto bancario che non sia il libretto dei risparmi aperto per il battesimo non è un’idea così cattiva. Come mi spiega Marco, “ormai l’offerta delle banche è immensa. Sta a noi cercare i conti con i tassi di interesse al minimo, e capire quale faccia al caso nostro.”

Una volta aperto un conto, bisogna trovare una strategia di risparmio. Un conto deposito vincolato o un “salvadanaio”—come lo chiamano molte banche—che ogni mese trattiene un tot e lo trasferisce in un “posto” in cui non lo puoi più toccare può essere una soluzione. Il risultato, che si vede sul lungo termine, dipende poi dal singolo stipendio—ma Marco tende a precisare che anche con somme contenute, “non si possono fare molte cose, ma poche fatte bene sì.”

Quanto al modo in cui individuare una quota da mettere via, continua Marco, “consiglio sempre una cifra che sia avvertita come soglia limite tra la sofferenza della privazione e il piacere di non rinunciare al proprio stile di vita.”

NON PRENDERTI IN GIRO 

Comprare beni di consumo a rate può sembrare l’ideale quando non si hanno abbastanza soldi per un nuovo televisore o l’ultimo Iphone. Come sottolinea Massimo però, il consolidarsi di una “mentalità mensile” rischia di farti perdere la cognizione del costo reale delle cose, e la consapevolezza del tuo reale potere d’acquisto.

“La fregatura, in questo caso, è che [comprare a rate] è addirittura ‘troppo’ vantaggioso, quindi il consumatore potenziale viene stimolato a comprare molto al di là della sua reale capacità di spesa,” continua Marco. “Questo da un lato è positivo, perché stimola l’economia e consente la soddisfazione di bisogni che altrimenti rimarrebbero insoddisfatti. D’altro canto, però, induce il soggetto in un circolo vizioso volto a desiderare le cose che non ha e a disprezzare le cose che possiede.”

In definitiva, l’acquisto a rate ti permette di moltiplicare nel presente il potere d’acquisto, ipotecando però una quota di tempo lavorativo nel futuro. Ma tanto più grande è il tuo debito, tanto più tempo lavorativo e vitale hai sottratto alla tua libera possibilità di scelta futura.

CONVIENE APRIRE UNA PARTITA IVA?

Partendo dalle basi: la partita IVA è un codice identificativo che viene assegnato ai liberi professionisti al momento dell’iscrizione alla camera di commercio. Chi ha una partita IVA paga le imposte su ogni prestazione che svolge, e al momento dell’apertura, nonché annualmente, una quota.

Nonostante le agevolazioni del regime forfettario per chi dal 2017 fatturerà meno di 30.000 euro annui, la partita IVA in Italia è sempre stata grande motivo di discussione. Le tasse “fisse” sono troppe per un lavoratore autonomo? Il regime forfettario, che prevede aliquote ridotte, impedisce di fatto la crescita professionale del singolo oltre un certo tetto?

Io, per esempio, ho molti amici e colleghi che lavorano con la partita IVA, ma tutti hanno opinioni discordanti a riguardo. Qualcuno non fa altro che lamentarsi delle tasse, e altri mi offrono la cena al ristorante. Non a caso, secondo Massimo, l’opportunità o meno di aprire una partita IVA dipende dalle motivazioni, priorità, mentalità del singolo e dalle caratteristiche di ogni professione. “Penso che da un lato far dipendere il proprio reddito dai risultati sia uno stimolo a crescere e lavorare su noi stessi,” mi spiega. “Vero anche che la crisi ha privato i lavori a partita IVA di una spinta motivazionale, rendendoli solo più convenienti per chi commissiona il lavoro.”

RICORDATI CHE PROBABILMENTE NON AVRAI LA PENSIONE PRIMA DEI 75 ANNI

Te li immagini i millennial in pensione? Nemmeno le ultime stime dell’INPS, tranquillo.

Non a caso Marco precisa che soprattutto i giovani debbano pensare a un metodo alternativo di mettere da parte quattrini per quando non avranno più cazzi le forze di lavorare, ma non saranno ancora “in età” da pensione secondo lo stato, o la pensione che avranno sarà ridicola, etc. Quindi è preferibile valutare un programma pensionistico a matrice assicurativa AKA pensione privata per due motivi.

“Il primo è che per costruirsi una pensione occorrono molti soldi o molto tempo. Un giovane ha la fortuna di avere molto tempo, quindi può mettere da parte ogni mese una quota minima e ottenere alla fine ottimi risultati,” mi spiega. “Il secondo è che la pensione è qualcosa che si costruisce per il futuro, ma la vita è imprevedibile: se un trentenne matura a 55 anni l’idea di scappare a Manaus e cambiare vita, può ritirare il capitale maturato e avere una buona base materiale di partenza.” Insomma, funziona un po’ come i piani di risparmio di cui sopra, con la differenza che spesso i piani di risparmio sono “reversibili” in ogni momento e i piani pensionistici no.

Ecco, te li immagini i milennial con le vene varicose in spiaggia in Brasile? Io sì.

COME FARE SE DECIDI DI COMPRARE CASA

Per tutti quelli che non hanno avuto la fortuna di ereditare un appartamento, ma che sono comunque abbastanza fortunati da avere un sacco di soldi da parte, c’è la questione casa e mutuo.

“Dato che i tassi di interesse sono bassi, [in caso di mutuo] converrebbe di certo optare per un tasso fisso, qualora sia possibile,” mi spiega Marco. Allo stesso tempo, però, è bene pensare di risparmiare qualcosa, oltre ai soldi del mutuo. “Un’operazione molto intelligente e consigliata ai giovani è quella di aprire un piano di accumulo—ovvero uno dei piani di risparmio di cui parlavamo prima—oltre a un mutuo,” precisa Massimo.

Facendo qualche calcolo, Marco stima che ogni mese bisognerebbe mettere da parte “un importo compreso tra il 15 e il 25 percento della rata del mutuo”—se non altro per due motivi: il primo è che se a fronte di un mutuo di 500 euro non si è in grado di risparmiare 100-150 euro senza intaccare le spese vitali significa che forse si è fatto il passo più lungo della gamba. Il secondo è che in questo modo ci si mette nella condizione di chiudere anticipatamente il mutuo e/o alleggerire la rata versando alla banca il frutto del nostro risparmio.

COSA FARE CON I SOLDI CHE HAI MESSO DA PARTE

Bene, se sei arrivato fin qui, non hai bisogno di una casa e pensi di morire prima di arrivare all’età pensionabile, ci sono un sacco di modi per fare la grana vera e buttarsi nel business dei mercati azionari.

Investire dipende molto da che tipo di persona sei e per quanto tempo puoi rinunciare ai tuoi risparmi. Infatti, “Come profilo rischio, stare sui mercati azionari per sei mesi può equivalere a una tappa alla Snai o al casinò,” mi spiega Massimo. “Lo stesso identico investimento, invece, se effettuato con versamenti graduali e costanti lungo un orizzonte temporale più lungo—dai sei anni in su—riduce esponenzialmente il rischio e aumenta le performance del proprio investimento.” Chiaro, no?

Giocare al Wolf of Wall Street è rischioso, quindi per questi tipi di investimenti è consigliabile farsi affiancare da un esperto, e soprattutto, “visto l’impatto attuale dei media e le forti oscillazioni del valore delle singole azioni di un’azienda,” continua Massimo, “è preferibile affidarsi a un Fondo, dove c’è un gestore che seleziona tra decine e centinaia di titoli al fine di diversificare il rischio e garantire la qualità.”

CONCLUSIONI

Sì, lo so, sembra tutto molto noioso ed estremamente difficile da applicare. Ed è proprio vero, com’è vero che preferiresti essere quel nerd che fa i milioni ogni giorno perché anni fa ci ha visto lungo e ha fondato un social network mentre mangiava patatine sul divano.

Ma la verità è che, stando a un calcolo approssimativo delle possibilità, sei una persona qualunque. Quindi scegli cosa fare della tua vita. E ricorda che molto probabilmente non avrai una pensione, e che se tutto andrà bene sorriderai quando il mondo dell’economia collasserà ricordandoti di quei soldi che hai messo da parte per andare in Brasile.

 

Vice Italy, Leon Benz, 5 gennaio 2017